ANCORA (torna ai titoli)
Siam partiti già eccitati,
siamo qui un po’ scaldati siamo già un po’ scaldati,
siamo qui di fronte, ma lo sguardo è già oltre,
siamo qui davanti non esistono più gli altri,
siamo qui, io e te.
Ci si guarda le mani, ci si sfiora i capelli,
e i tuoi son così belli e i tuoi son così belli,
ci si perde negli occhi, i miei occhi nei tuoi occhi,
ci si perde negli occhi, i tuoi occhi nei miei occhi,
e sorriso a sorriso, è lucente il tuo viso.
E si sfioran le mani, e si toccan le dita,
e si prendono le mani, e si intrecciano le dita,
e si muovon sui fianchi sotto i seni tutti quanti,
e si stringono i corpi, io non vedo più due corpi,
e i bacini baciati, ormai siamo incollati.
Ed ecco il primo, e poi il secondo,
sono baci a tuttotondo, sono baci da finimondo,
sono baci sul collo, baci sul collo,
sono labbra su labbra, lingua su lingua,
sono baci sensuali, sensuali baci.
E via i vestiti, io odio i vestiti,
voglio la tua pelle, voglio sentire la tua pelle,
butta i pantaloni, la maglietta i maglioni,
butta il reggiseno, te lo mangio il reggiseno,
e le mutande le divoreremo.
Ed è l’amore, siamo all’amore,
siamo giunti all’amore, stiamo facendo all’amore,
come due disperati, siamo tutti avvinghiati,
come due amanti, siamo stretti eccitati,
e affamati, e assetati.
E tu sotto io sopra, tu sopra io sotto,
con la testa all’in giù, con la testa all’in su,
di fianco di lato, a destra e sinistra,
davanti di dietro, è lunga la lista,
coi corpi sudati, in piedi o sdraiati.
E in cucina o in cantina,
o in camera da letto, o è il divano che sembra un letto,
o sul balcone, o in ascensore,
o in bagno, o sul soffitto,
e sopra il tetto, e sotto il letto.
E in mezzo al mare o in fondo al mare,
o in cima ad una montagna, o in basso giù in campagna,
lo faremo mille volte, e mille e mille ancora,
lo faremo di continuo, come adesso come ora.
... Ancora?
UCCIDIMI(torna ai titoli)
Uccidimi perché ti ho derubato,
uccidimi perché ti ho spaventato,
uccidimi perché mi hai colto sul fatto,
uccidimi non ti daranno del matto,
uccidimi perché hai un’arma nel cassetto
coraggio premi, premi quel grilletto.
Uccidimi perché ti ho rubato l’amore,
uccidimi perché tua moglie ormai mi vuole,
uccidimi sono un padre padrone,
uccidimi sono un figlio un po’ coglione,
uccidimi il tuo odio (o amore)
non è certo con me, che muore.
Uccidimi per quelle venti sgualdrine,
uccidimi perché in fondo eran bambine,
uccidimi perché le ho violentate
ed ammazzate, sgozzate,
uccidimi condannami a morte,
coraggio uccidimi per insegnare a non uccidere.
Uccidimi per prendere questa terra,
uccidimi per inventarte una nuova guerra,
uccidimi per economia,
uccidimi per un po’ di egemonia,
uccidimi anche in nome di Dio,
coraggio uccidimi lo sai che non è il mio.
Uccidimi sono un uomo che muore,
per la tua mancanza d’amore.
POLVERI IN AMORE (torna ai titoli)
Amici, parenti, signore e signori
questa storia, mi dispiace, è da spezzacuori
si tratta, è ovvio, di una storia d’amore
che ahimè finisce triste nel dolore
e la colpa purtroppo non si può dare a Dio
in questo caso me la cucco io.
Lui era un batuffolino
un pezzo di polvere molto molto carino
di colore era sul grigio scuro
e simpatico come lui non v’era nessuno
viveva nascosto dietro il mio comodino
era proprio un bel figurino.
Anche lei, anche lei era proprio carina
una giovine, bella, batuffolina
soffice, morbida, da accarezzare
di un grigio chiaro da rimirare
lei viveva, invece, proprio sotto il mio letto
ah se avesse scelto un altro tetto.
I due, i due si erano subito piaciuti
sul pavimento freddo teneramente seduti
uno sguardo, un sorriso, due parole
e già si capiva che nasceva l’amore
una notte insieme a riscaldarsi
ma quanto è bello, oh, baciarsi.
Ma ecco che entro in scena io e cattivo spezzo...
questo idillio amoroso che è nato tra il mio letto e il mio comodin.
Ma lo giuro, lo giuro è stato proprio un caso
io questa cosa poi la faccio così di rado
ero armato ero armato di scopa e paletta
e procedevo nel pulire la mia cameretta
ma anche loro avessero scelto un posto più protetto
e non stare lì spudorati sotto il mio letto.
E così per delle banali pulizie domestiche finiva la storia dei due...
batuffolini innamorati che tristezza mai sposati ah...
Va bene va bene ma adesso non disperiamo
di storie così ce ne sono, lo sappiamo,
è stata bella, intensa, ma molto breve,
ma appunto ,nel mondo, ogni tanto, succede.
In due parole si può dire sia andata così:
una scopata... ed è finita lì!
TIGGI' (torna ai titoli)
Guarda il mio tiggì,
dove formi la tua coscienza
vorrai mica starne senza.
Guarda il mio tiggì,
è lo specchio del mondo intero
quel che vedi è tutto vero.
Guarda il mio tiggì,
sono il più equidistante
e ho il vestito più elegante.
Guarda il mio tiggì.
te lo giuro non ho padrone,
e di più non ho opinione.
Qui ti informerai
sui politici italiani
i loro insulti e i loro cani.
Qui sempre avrai
il rispetto della par condicio
non è colpa mia se quello è un picio.
Qui conoscerai
tutti i gusti dell’ucciso
e pure se è circonciso.
E ti presenteremo
tutti quanti i suoi parenti
dalla nonna ai serpenti.
Ma anche ampio spazio
agli amici dell’assassino
io lo conosco che era bambino.
Qui regna lo sport
oltre a tanto tanto calcio
troverai anche un po’ di calcio.
Qui ti divertirai
festeggiamo i compleanni
la nonna Pina ha già cent’anni.
Qui vincerai
ti pioveranno i soldi addosso
con l’estrazione del lotto.
E prima di lasciarti
ti diremo cosa guardare
a che ora e su che canale.
E quindi...
Guarda il mio tiggì
per sapere le novità
quel che va bene, ciò che non va.
Guarda il mio tiggì
saprai di cosa aver paura
la tua vita sarà più sicura.
CANZONE APPARENTEMENTE BLASFEMA (torna ai titoli)
Io è fin da piccolo che mi chiedo
com'è poi che si faccia a scegliere
sì, parlo proprio di lui, parlo di Dio,
Colui che ci ha creato, Colui in cui credere
Com'è che si fa a scegliere
il Dio giusto in cui credere? - con tutti quelli che ci sono... -
Non so si sceglierà il più bravo o il più giusto,
o quello che sa fare più cose, o il Dio più buono.
O al contrario il più cattivo il più vendicativo.
O quello che promette più cose, ovvio, dopo la nostra morte.
Si faranno dei confronti, si sceglierà il Dio migliore?
Si prenderà il più economico o il più caro – meglio non badare a spese... -
Si sceglierà un Dio di marca o un Dio generico – se il principio attivo è lo stesso... cambia solo il nome! -
Ma com'è che si fa a scegliere?
E poi perché uno, perché un Dio solo?
Io voglio tanti Dii specializzati così come richiede il mercato,
ciascheduno che sappia fare una cosa, ognuno la sua materia.
Io voglio il Dio della fame e il Dio della sete.
Il Dio della pioggia, del sole e anche il Dio del tuono.
E voglio il Dio della pace e il Dio della guerra,
così non mi incazzerò più quando qualcuno farà una guerra in nome di Dio... c'è il Dio apposta!
Ma com'è che si fa a scegliere?
E poi perché uomo, cazzo! Perché al maschile?
Io voglio un Dio femminile, voglio una Dea,
lei sì, che sa da dove siamo arrivati,
lei ci ha tenuto in grembo, lei lo sa,
siamo usciti da lì.
Bhè, all'inizio la gravidanza è stata un po' difficile, vomitava sempre, povera,
ma vomita che ti rivomita,
vomita che ti rivomita...
alla fine siamo nati noi!
Ma com'è che si fa a scegliere?
Ma la cosa che mi colpisce di più,
è che se fossi nato, un po' più in lì,
o se fossi nato un po' più in là,
non so quei dieci cento chilometri più in lì,
o quei mille diecimila chilometri più in là,
io... crederei un altro Dio.
e se fossi nato, un po' più prima,
o se fossi nato un po' più dopo,
non so quei dieci cento anni più prima,
o quei mille diecimila anni più dopo,
io... crederei un altro Dio.
Ma com'è che si fa a scegliere, il Dio giusto in cui credere?
INCONTRO UN PO' PARTICOLARE (torna ai titoli)
Introduzione
Questa canzone ad una prima impressione
può sembrare anche un po’ volgare,
ma io vi prego state attenzione,
perché per me è solo un poco surreale.
L’argomento è sì un po’ delicato
perché tratta, minuziosamente,
di un mio incontro, direi fortunato,
con una donna piuttosto appariscente.
Parte prima: dove il protagonista, che sarei io, capisce in effetti in quale interessante situazione sia finito per ritrovarsi
Mi dispiace non potermi soffermare
sui suoi occhi dolci e smaliziati,
sulle sue labbra carnose e da baciare,
sulle curve dai pensieri un po’ deviati.
E’ che tutta , tutta la mia attenzione,
che mi ha tolto ogni minimo riguardo,
è sulle tette di cotanta dimensione,
da rapire per intero il mio sguardo.
E così baciate velocemente
le labbra e poi tutto il collo,
sul seno volai immediatamente
per lasciarlo solo se satollo.
Ma è ora che il discorso si fa ameno,
perché una volta slacciatele il reggiseno,
di notare non potei fare a meno...
che di tre tette era composto il suo seno.
Parte seconda: alle prese con le suttette tre tette, cioè con le suddette tre tette
Vi assicuro che in un primo momento
fui colto da un leggero mancamento,
ma subito scacciata la paura,
mi gettai in questa nuova avventura.
La terza tetta, si sa, è un po’ gelosa,
non puoi mica baciarla ogni tanto,
e nell’amplesso l’ho seguita senza posa,
ne vale la pena, e io so solo quanto.
Non intendo esser più precisino,
ma navigare con questo vento in poppa,
o dormire su un così morbido cuscino,
come goduria mi è sembrata fin troppa
Parte terza: considerazioni familiari del protagonista
Mi è poi venuta una vena un po’ paterna,
e un pensiero a un possibile filiame,
che sia uno, due, o una terna,
l’allattamento sarebbe senza eguale.
Ma ci pensate ai figli trigemini,
la loro infanzia sarebbe assai più bella,
via i turni e i finti latticini,
ad ognuno la propria tettarella.
Diversamente se si ha un figlio solo,
e il cibo sembrasse esagerato,
come padre lo aiuterei in ogni modo,
il latte, per Dio, non va sprecato.
Finale: il tutto, mi rendo conto, è un po’ maschilista, col finale, spero di interessare un po’ di più anche le donne
Per finire vorrei far partecipare
anche le donne a simili emozioni,
con una immagine un po’ particolare
che non abbisogna di altre spiegazioni.
Guardate l’immagine...
Lo stupore, la paura, il terrore,
e poi il sorriso, il piacere... l’approvazione...
se una volta sfilategli le mutande,
vi apparissero non uno... ma ben due glande!
ALCUNI GIORNI (torna ai titoli)
Alcuni giorni mi capita di fermarmi a pensare,
lentamente, disegnare i ricordi e poi guardare:
ritrovarsi in compagnia, in una grassa risata,
o a respirare la pelle di un’amata,
o assistere alla nascita di una nuova vita
e stupirsi di quanto sembri infinita.
E resto qui ancora a riderne ancora un po’,
e ancora un poco a piangere...
E resto qui ancora a piangerne ancora un po’,
e ancora un poco a ridere...
Alcuni giorni mi ritrovo qui fermo a pensare,
lentamente, disegnare i ricordi e poi guardare:
rivedersi solo e silente,
o con il cuore spezzato e piangente,
o capire che una parte di me è finita,
quando il destino mi ruba una vita amica.
E resto qui ancora a piangerne ancora un po’,
e ancora un poco a ridere...
E resto qui ancora a riderne ancora un po’,
e ancora un poco a piangere...
A volte mi sembra che la vita sia un attimo,
anni, giorni, stagioni, in un attimo:
e non riesco... non riesco a non chiedermi
come sia passato, questo attimo,
e non riesco a non rispondermi:
ma come vuoi che sia passato, questo attimo.
E resto qui ancora a viverne ancora un po’,
e ancora un poco a vivere...
E resto qui ancora a viverne ancora un po’,
e ancora un poco a vivere...
E poi, poi un giorno anch’io, anch’io me ne andrò,
e poi, poi un giorno anch’io, anch’io me ne andrò,
e resterete voi, qui ancora a piangere, ancora un po’...
e resterete voi, qui ancora a ridere, ancora un po’...
e resterete voi, qui ancora a vivere, ancora un po’...
GIUGNO '03 (torna ai titoli)
Sarà la vostra ipocrisia,
la vostra apatia, la falsità,
con cui vivete nel mondo...
Oppure le auto che guidate,
le carriere che agognate, il denaro,
i vostri interessi...
O forse la musica che ascoltate,
i film che adorate per effetti
che a me sembran normali...
O i computer più veloci,
le televisioni, i cellulari,
tutte cose essenziali...
L’origine del mio stare male,
della mancanza di sete e di fame,
la fonte della mia amarezza,
la fonte dela mia tristezza,
o, forse, più semplicemente,
la mia... arroganza.
Saranno i miei peli forestali,
le mia ossa pungenti, la mia magrezza,
o tutto il mio corpo...
Sarà che sono bello e bravo,
simpatico e carino,
ma io sempre più spesso mi sento un omino...
Sarà il mio organo genitale,
questo pene raggrinzito,
usato troppo poco, e troppo male...
O forse questo cuore ormai fermo,
che mai si concede, interamente,
all’amore...
L’origine del mio stare male,
a togliermi la sete e la fame,
la fonte della mia amarezza,
la fonte della mia tristezza,
o, forse, più semplicemente,
la paura... di vivere.
SIGNORA O SIGNORINA (torna ai titoli)
“Mi scusi... signora o signorina? Mi scusi...”
Emma era sorrisi ammiccanti, Emma era labbra rosse fiammanti,
Emma era seni abbondanti, Emma era fianchi invitanti,
Emma era candida pelle, gambe lunghe e snelle,
Emma era sbarazzina come una bambina,
Emma era sensuale, la donna fatale.
“Mi scusi... signora o signorina? Mi scusi...”
E gli uomini, gli uomini, lì a guardare,
E gli uomini, gli uomini, a ululare,
per capire se era libera o impegnata,
se viveva da sola o era già sposata,
e prima o poi...
a chiederle:
“Mi scusi... signora o signorina? Mi scusi...”
Eccola, eccola, quella domanda,
sempre la stessa, sempre la stessa domanda,
Emma, Emma, questo pensava,
e intanto, la mente, la mente tornava,
a quel bacio rubato in punta dei piedi,
a quello schiaffo tirato e ben assestato,
a quella notte d’amore con lo sconosciuto,
a quell’altro uomo che non ha mai avuto.
Emma tornava alle sue storie passate,
storie di uomini, di amori, di intense giornate.
E invece, qui tutto, perdeva sostanza,
e rimaneva solo quella noiosa domanda:
“Mi scusi... signora o signorina? Mi scusi...”
Così le si formò nell’animo una battuta,
una risposta, come dire, un po’ sostenuta,
che spostava il livello del discorso,
che assomigliava quasi a un piccolo morso,
lei diceva:
“Sono una signorina, ma col buco da signora!”.
E gli uomini, gli uomini, rimanevano
ora attoniti, gli uomini, ora stupiti,
o divertiti, a questa risposta
quasi tutti questi uomini,
si sentivano:
“Risucchiare nell’idea di quel buco da signora che una bambina così maliziosa teneva fra le gambe.”
“Mi scusi... signora o signorina? Mi scusi...”
PIU' VICINO (torna ai titoli)
Ti guardo ora che dormi,
qui accanto a me, vicino a me,
in questo letto ora più calmo.
I tuoi occhi chiusi e sereni,
il tuo naso e il suo respiro,
le tue labbra leggermente socchiuse.
Le tue spalle sicure e distese,
un seno appena intravisto,
le tue braccia per stringermi a te.
Le tue mani per stringermi ancora più forte,
le tue mani per afferrare, per graffiare,
le tue mani per accarezzare.
La tua schiena e le sue curve,
i tuoi fianchi per possedere,
e il tuo sedere.
Le tue gambe lunghe e sincere,
sincere custodi di rosa e di miele,
custodi di rosa e di miele.
Fino ai tuoi piedi così dolci e leggeri,
i tuoi piedi che ci fanno sempre incontrare,
i tuoi piedi che ti han portato qui vicino a me.
Ed ora ti raggiungo in un sogno d’amore,
se lo vorrai, se lo vorrai,
per provare a stare più vicino a te,
per provare a stare più vicino a te.
PARLANDO DI CALCIO (torna ai titoli)
Ma cosa credete che ci dica
un calciatore, prima di una partita?
Io lo ascolto, con molta curiosità.
Sì, sì, ci siamo preparati tanto, abbiamo la consapevolezza dei nostri mezzi, loro sì, loro naturamente non lottano per lo scudetto, ma si sa queste squadre si esaltano sempre quando giocano contro le grandi, e noi noi non sottovalutiamo nessuno, gli avversari sono tutti uguali, sarà partita vera, poi, poi tanto c’è il campo che è verde... cioè il verdetto, il campo.... alla fine è il campo che dà il verdetto...
E se invece la partita è fra due grandi,
che le riconosci solo per i miliardi,
non cambia poi di molto la qualità.
Certo certo, questa è una partita storica, lo è stata l’anno scorso, lo sarà questa sera e lo sarà i prossimi anni, sì, sì, i singoli sono importanti, fanno la differenza ma è il risultato ciò che conta, e il risultato lo fa la squadra, che è un insieme di singoli e quindi la somma delle differenze dei singoli singoli che conta naturlmente di più della differenza dei singoli singoli presi singolarmente... Certo nessuno vuole perdere, ci saranno tanti gol, ma saremo guardinghi, lo spettacolo sarà garantito, siamo due grandi, e il gol... è gol... quando... la palla passa dentro i pali e al di là della linea della porta, anche quela immaginaria...
Io le partite le guardo in televisione,
dove la cultura sovente mi fa impressione,
epica e storia a volontà.
Il giocatore si involava lungo la fascia destra riunendo le sue ultme forze, e con le ali ai piedi portava l’attacco estremo alla porta avversaria, faceva sedere due avversari, evitava l’intervento da tergo di un terzo, ed effettuava un lunghissimo traversone dall’altra parte del campo dove sopraggiungeva preciso e puntuale il compagno, ma solo con l’arrivo del capitano la squadra più generosa rusciva finalmente a portarsi in vantaggio e fare sua questa interminabile battaglia!
E i giornalisti, ma quanto ammiro i giornalisti,
e i telecronisti e chi fa gli intervisti,
ma le domande a loro chi è che gliele dà? Ma...
Senta mister, crede che se avesse avuto quel giocatore della squadra avversaria, facendolo però giocare sulla destra invece che sulla sinistra o in attacco invece che in difesa, o addirittura in porta, si in porta, se lo avesse fatto giocare in porta avrebbe potuto cambiare le sorti dell’incontro?
Senti scusa scusa, potresti dirci cosa hai pensato quando hai sputato in faccia all’allenatore dopo che ti aveva tolto dal campo?
Ma vaffanculo!
I dopo partita li trovo entusiasmanti,
quanti consigli, quanti grilli parlanti,
ma è la tv la prova della verità.
E’ rigore, non è rigore, secondo te era fallo, secondo me non era fallo, era in area, non era in area, e cici e cicia, trallalero trallalà, rigor o non rigor...aaaaahhhhhhhhh, non m’ama!
Ahi noi, ahi noi, abbiamo perso,
quale amarezza, quale smarrimento,
ma è l’arbitro, è l’arbitro che la pagherà.
Sono stufo! Sono stato zitto tutta la stagione ma ora basta! Non è giusto, questo è il campionato più bello del mondo e quindi anche gli arbitri devono essere i più belli del mondo... cioè... Voglio dire, io devo allenare perché sono allenatore e devo farlo bene e allora lui deve arbitrare perché è l’arbitratore e deve farlo bene. Sono mesi che gli arbitri ci fischiano contro e anche questa sera ci sono state almeno due occasioni limpide e nette dove è stato solo l’intervento arbitrale a negarci il gol e la vittoria. Non è giusto, io, io... voglio la mamma!
Io il calcio, io il calcio, me lo guardo,
perché lo amo, lo adoro, mi piace... io... io lo guardo...
ma ste parole, ma ste parole, mi rimangon sempre qua,
ma a ste parole, ma a ste parole... un calcio chi è che glielo dà!
CIAO PICOOLA (torna ai titoli)
Ciao piccola, tu che aspettavi un sorriso,
e una lacrima a scender piano dal nostro viso,
riceverai come saluto alla tua sorte,
solo parole e microfoni sulla tua morte.
Questa è la madre che ha perduto la sua unica figlia:
“Buongiorno signora ci dica quale aria si respira in famiglia,
cosa si prova a trovare quel letto vuoto,
si può voltare scusi le scattiamo una foto”.
Poi chiamarono ad intervistare la nonna della bambina,
insieme a lei aveva trascorso la sua ultima mattina:
“Nonna Linda, ci dica, l’ha trovata normale?
Non sapeva che avrebbe incontrato l’uomo del Male?”.
La sua compagna di banco la ricorda come la più brava,
la migliore amica quella con cui da sempre giocava:
“Lo sai, non la rivedrai mai più.
Falle un saluto lei ci guarda da lassù”.
“E’ stata rinvenuta l’arma del delitto?”.
“L’indagine è in corso io non confermo né smentisco”.
“Quindi sembra che non l’abbian trovata,
si danno da fare o aspettano un’altra coltellata?”.
L’assassino abitatava proprio in questo appartamento.
È strano la vicina non ha notato alcun atteggiamento,
ma parcheggiava la macchina sempre lì,
e comprava il pesce tutti i giovedì.
Queste parole, mi dispiace, dovrai sentire,
queste violenze ulteriori dovrai subire,
ma le notizie e lo spettacolo vanno avanti
e noi tutti li ascoltiamo come fosser Santi.
Ti saluto, cara bimba, con affetto,
con un abbraccio e calore e rispetto.
Ti saluto, cara bimba, con affetto,
con un abbraccio e calore e rispetto.
IL POLITICO (torna ai titoli)
Il politico,
il politico non mi piace
sempre così intelligente
lui crede di sapere ciò che pensa la gente.
Il politico,
il politico non mi piace
perché guadagna troppo, e ha tutto gratis,
a me invece pare di pagare tutto il doppio.
E non mi piace
perché gli anni della mia pensione ormai sono oltre gli anta,
e lui con qualche mese se la suona e se la canta.
E non sopporto
che tutto alla fine tutto sia un gioco di poltrone,
e la parola vincente del vincente è ancora lottizzazione.
E non mi piace
quando il politico è succube della chiesa,
e sostiene i precetti più devoti,
sembra quasi che ‘sto politico voglia prendersi i voti.
Però poi il politico,
il politico un po’ mi piace,
perché sa parlare bene, usa vocaboli di ogni sorta,
e mi piace come cicerona a porta a porta.
E mi piace... mi piace...
soprattutto, in campagna elettorale
offre da bere, mi saluta, mi parla... è così cordiale.
E mi piace
quando cerco un lavoro e lui ci mette una parola delle sue,
se poi è un concorso pubblico di parole magari ne mette anche due.
E mi piace,
perché se prima non si può...
poi chiedo a lui... e si può!
E mi piace,
perché, che ne so, mi fa curare dal primario,
il politico sa chi chiamare per ogni guaio.
E mi piace,
perché è un uomo di chiesa,
poi ha tre mogli, diciotto amanti, vabbé, a due ha chiesto anche di abortite, bestemmia sempre...
ma non è che può stare sempre sempre sempre in chiesa.
Perciò... il politico,
non piace,
però... tutti... lo cerchiamo come amico.
RISORGO DALLA TUA DOLCEZZA (torna ai titoli)
Risorgo dalla nostra dolcezza più furente,
allargando dalle tue labbra lo sguardo,
scopro il tuo viso di rosa lucente,
cerco un sorriso, forse in ritardo,
ora che nasce si fonde nel mio,
per rapire anche gli occhi,
ora che nasce si fonde nel mio,
lasciamo che l’amore ci porti (via).
PIPI' (torna ai titoli)
Pssssssssssssss.... pipì?
Pssssssssssssss.... pipì?
Pssssssssssssss.... pipì!
Ahhhh, eccola, eccola qui.
Vado or ora mingendo,
in altro gergo: sto pisciando,
così, nel rilassarmi,
medito del far la pipì.
La pipì di colore è gialla
e fin qui niente di strano,
se fresca, si sa, è calda,
chi ha dubbi che tocchi con mano.
La pipì è sempre molto impegnata,
fa cose assurde da sera al mattino,
occupata in una lunga telefonata,
o a cambiar l’acqua al suo bel canarino.
Pipì pipì pipiripì pippì
pirippì pipipì pipipì psssss psssss.
Ora vorrei raccontare
dei modi del far la pipì:
nei due sessi la differenza è plateale...
come dire è una questione genitale.
Le donne la fanno da accovacciate,
in compagnia delle amiche più fidate,
senza dubbio sono molto più discrete,
ma cazzo non si capisce neanche da dove esce!
Gli uomini la fanno da in piedi,
manovrando l’apposito strumento,
da soli o anche in più di cento,
l’importante è non star sottovento!
La postura diviene importante,
soprattutto in luogo sconosciuto,
la donna arranca per latrine,
l’uomo piscia un po’ dove gli par.
Pipì pipì pipiripì pippì
pirippì pipipì pipipì psssss psssss.
Adesso andrei analizzando,
già che mi sento piuttosto preparato,
gli imprevisti che van capitando
ad un uomo nel pisciare impegnato.
Prendiamo il caso più frequente
il dilemma della precisione
per quanto io miri attentamente
il cesso è sempre in altra direzione.
Ma la mira a volte è ben peggiore:
tu vai lì così un po’ a cuor leggero,
spingi e poi... maledizione...
hai preso anche il pantalone.
Pipì pipì pipiripì pippì
pirippì pipipì pipipì psssss psssss.
Ora devo fare un breve cenno,
al problema dello sporcare:
non è che l’uomo piscia sempre senza senno,
è che gli spruzzi è impossibile fermare.
Lo so, lo so che c’è la soluzione
si tratta di farla da seduto,
ma è che se spingo in quella posizione...
è ben altro che cade nel buco!
Popò popì.... pipiripì pippì
pirippì pipipì pipipì psssss psssss.
Ma è alla fine della scaricata
che avviene ciò che più mi scoccia,
nonostante la cosiddetta scrollata
mai che riesca a fermare la goccia!
C’è chi si scrolla per minuti
(e sembra pure che faccia tutt’altro)
chi dalla carta cerca aiuti,
ma per fermarla occorre ben altro.
In questo caso non ho la soluzione
e ultimamente mi consolo così
dicendomi con tanta comprensione:
“In fondo è soltanto...”.
Pipì pipì pipiripì pippì
pirippì pipipì pipipì pippì.